La cons. Manuela Lanzarin, presidente della Quinta Commissione, riferisce i risultati dell’attività realizzata nel corso del 2025 per la prevenzione ed il contrasto alla violenza contro le donne, descritta alla Commissione attraverso l’esame della relazione su questa materia.
Per prima cosa si contestualizza il fenomeno, poiché i dati del Numero nazionale antiviolenza e stalking 1522 ci riportano che in Veneto, su un totale di 840 chiamate valide, 303 sono state svolte direttamente dalle vittime.
Il fenomeno della violenza contro le donne è vasto e non cenna a diminuire, per questo è importante sostenere la rete antiviolenza che nel 2025, attraverso i 25 CAV, ha realizzato 62 punti di accesso, 37 sportelli di cui 4 nelle università e 42 le case rifugio dando aiuto a molte donne residenti nella nostra regione.
La rete antiviolenza – donne che aiutano altre donne- con il lavoro delle professioniste e delle volontarie dei Centri antiviolenza, si prende cura delle vittime attraverso un percorso che passa attraverso un contatto volto all’informazione e all’ascolto, anticipando l’inizio del percorso di uscita dalla violenza. Infatti, quando la donna decide di essere seguita dalle operatrici del Centro antiviolenza si avvia un percorso personalizzato di autonomia e uscita dalla violenza; talvolta purtroppo il percorso degenera in situazioni di violenza inaudita che vengono interrotte tramite le Forze dell’Ordine o nei luoghi di cura.
I numeri non mento. Nel 2024 tra bambini e bambine, i minori supportati dai Centri antiviolenza sono stati ben 1.871 e fra questi 114 sono state vittime dirette di violenza e 1.195 sono stati vittime di violenza assistita. Questo a significare che la violenza colpisce duramente anche i minori, oltre ad interessare le loro madri. Sempre nel corso del 2024 sono state 238 le donne accolte in strutture dedicate o in case rifugio e con loro v’erano 249 bambine e bambini.
Questi dati avvalorano l’importanza di agire per interrompere il ciclo della violenza.
Le case rifugio sono essenziali per le donne che non hanno una rete familiare atta a supportarle: molte di loro, infatti, quando intraprendono un percorso di uscita dalla violenza, hanno necessità di un luogo sicuro per loro e per i figli minori.
Come arrivano le donne ai luoghi di massima protezione? Nelle case rifugio giungono per il 46,1% attraverso i Centri Antiviolenza, il 30% delle volte attraverso l’attivazione dei Servizi Sociali, il 10,6% dopo essersi rivolte alle Forze dell’ordine e per il 9,2% dopo aver avuto accesso al Pronto Soccorso.
La buona notizia riguarda le 154 donne che sono uscite dalle case rifugio per il ritorno ad una autonomia abitativa.
I contatti nel 2024 sono stati 8.366, superiori all’affluenza del 2023 (7.142). Nel 2024 i nuovi casi di donne che hanno intrapreso un percorso di uscita dalla violenza sono stati 2.327. Confrontando tale dato con il numero di 8.366 contatti, si può stimare che circa un contatto su tre (28%) si traduce nell’inizio di un percorso supportato dalle strutture.
Le donne impegnate in un percorso di uscita dalla violenza sono 822 a Verona, 803 a Venezia, 663 a Treviso, 603 a Padova, 577 a Belluno, 194 a Vicenza, 118 a Rovigo. Il 69,6% sono di nazionalità italiana.
L’investimento per il futuro sarà il rafforzamento delle azioni rivolte alle donne che hanno intrapreso il percorso di uscita dalla violenza. Per loro serve garantire percorsi di autonomia abitativa ed economica, riuscendo solo così a poter riprendere pianamente in mano la loro vita e sostenere il carico della cura dei figli.
Infine, un ulteriore dato utile per fotografare la rete di servizi nelle varie provincie del Veneto: a Belluno sono 4 i punti di accesso, 12 a Padova, 3 a Rovigo, 9 a Treviso, 16 a Venezia, 4 a Verona, 14 a Vicenza. Per contattare il centro antiviolenza più vicino la persona interessata potrà trovare i riferimenti nell’APP ViviVeneto dove una sezione è dedicata ai Centri antiviolenza, il numero verde 1522 potrà essere la prima via per ricevere informazioni utili.
