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Cestaro (Lega-LV): «Emergenza profughi ucraini: il Governo non lasci soli i Comuni. Presentata una risoluzione in Consiglio regionale»
Pubblicato il 16 Marzo 2022

Venezia, 16 marzo 2022 – «Sono trascorsi ormai 20 giorni dall’inizio dell’offensiva russa in Ucraina. Da quel fatidico 24 febbraio, quando sono stati esplosi i primi colpi di artiglieria, è stato calcolato che più di 2,8 milioni di ucraini, principalmente donne e bambini, hanno lasciato il loro Paese, rifugiandosi all’estero per mettersi in salvo. Di questi, al 14 marzo scorso risultavano arrivati in Veneto 3.300 profughi, ospitati da parenti o strutture pubbliche. Un numero destinato a crescere. Per aiutarli, si è messa in campo una straordinaria macchina di solidarietà. L’aiuto dei volontari, però, non può bastare. È fondamentale che il Governo riconosca un sostegno economico a tutti i Comuni che stanno accogliendo i profughi, così da aiutare le amministrazioni locali in un momento di particolare difficoltà». A dirlo è Silvia Cestaro, consigliera regionale dell’Intergruppo Lega-Liga Veneta, che al riguardo ha depositato una risoluzione in Consiglio regionale del Veneto.

«La Regione del Veneto ha attivato diversi hub per l’accoglienza: Isola della Scala (per gli arrivi a Verona e Vicenza), Noale (per gli arrivi a Venezia, Padova e Rovigo), Valdobbiadene (per gli arrivi a Treviso e Belluno). Da oggi è attivo anche il nuovo hub all’ex ospedale di Monselice (Padova), mentre da prossimi giorni partiranno anche le strutture di Asiago (Vicenza) e Malcesine (Verona). Ed altri ancora ne verranno attivati a seguire. Da qui, poi, i profughi si spostano nelle case private, messe a disposizione dai parenti dei rifugiati o dai tanti cittadini privati che, mossi da un incredibile spirito di solidarietà, hanno aperto le proprie abitazioni a mamme e bambini. In questo momento gli amministratori locali e i sindaci, le Associazioni di volontariato e del terzo settore e molti imprenditori, oltre a comuni cittadini, stanno inviando molti aiuti. I Comuni di diverse città hanno attivato varie modalità per aiutare i profughi, anche in collaborazioni con associazioni e organizzazioni. I costi fissi della struttura e del personale, più tre pasti e talvolta anche la mediazione culturale, i corsi di lingua, l’intervento degli assistenti sociali, l’eventuale assistenza legale, sono aumentati a dismisura, creando problemi alle amministrazioni locali, in un particolare momento storico in cui si deve far fronte alle conseguenze a lungo termine sulle casse comunali della crisi pandemica e ai recentissimi rincari, soprattutto energetici, provocati dalla guerra. I Comuni non possono essere lasciati soli: hanno bisogno di aiuto da parte del Governo, per poter continuare a sostenere queste persone fuggite da guerra e disperazione».