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Bet (Lega-LV): «Impianti fotovoltaici a terra, in Consiglio il progetto di legge per snellire e fare ordine nella normativa, nel rispetto dell’agricoltura e del paesaggio»
Pubblicato il 5 Luglio 2022

Venezia, 5 luglio 2022 – «Una legge che metterà ordine in una disciplina, quale quella del fotovoltaico e dell’energia, in continua evoluzione e che permetterà di semplificare la procedura per l’installazione di sistemi di produzione di energia pulita, sempre nel rispetto dei terreni agricoli e del patrimonio ambientale esistente». Roberto Bet, consigliere dell’Intergruppo Lega-Liga Veneta, commenta così l’avvio della discussione in aula sul progetto di legge 97 che andrà disciplinare la realizzazione di impianti fotovoltaici con moduli a terra, di cui è relatore in aula consiliare.

«Sono molti i punti affrontati in questa nuova legge – continua ancora Bet -. Innanzitutto è sempre bene ricordare che affronta competenze che sono concorrenti con la legislazione nazionale e comunitaria. È l’Unione europea, infatti, a dettare gli indirizzi che poi vengono recepiti dai singoli Stati membri e, a cascata, dalle Regioni. Quello che andiamo a fare con questa nuova legge è riordinare una disciplina estremamente complessa che sarà quindi un utile strumento per gli uffici competenti e gli installatori. Una disciplina che semplifica i provvedimenti già esistenti, snellendo l’iter per i permessi. C’è da tenere a mente un principio fondamentale – spiega il consigliere -: per l’amministrazione regionale la tutela delle zone agricole è fondamentale, pur mantenendo come obiettivo la transizione energetica. Ed è per questo che abbiamo inserito il principio della prevalenza dell’attività agricola in zona agricola: il suolo agricolo è una risorsa limitata e non rinnovabile e, come tale, va preservata. Per questo motivo la legge distingue in aree idonee e in aree presuntive di non idoneità. Ciò significa che il legislatore, sulla base della normativa europea, indica delle aree in cui preferibilmente vanno installati i vari impianti, come le aree industriali, i parcheggi, i tetti dei capannoni, o aree già compromesse urbanisticamente. Via via, poi, si indicano altre aree, fino ad arrivare, in ultima istanza, alle aree non idonee ossia le aree agricole di pregio, quelle caratterizzate da paesaggi agrari identitari ed ecosistemi rurali complessi, di produzione di DOP e IGP, o beni individuati dall’UNESCO. Questo comporta anche diversi passaggi burocratici: in quelle aree già indicate come idonee, infatti, l’iter amministrativo per il permesso a installare impianti fotovoltaici sarà più snello di quello nelle aree agricole. Sono previste anche deroghe, laddove gli impianti installati nelle aree agricole siano destinati all’autoconsumo o alle Comunità energetiche. In zona agricola, in particolare ove ritenuta idonea è preferibile installare impianti di tipo agro-voltaico che garantiscono la continuità dell’attività agricola, altrimenti in caso di impianto tradizionale si dovrà garantire, attraverso il cosiddetto asservimento, che una porzione proporzionale alla grandezza dell’impianto sia mantenuta all’attività agricola. Il settore primario è fondamentale per l’economia veneta, ne siamo consapevoli, così come conosciamo l’importanza del mantenimento del patrimonio paesaggistico. Ciò che dobbiamo perseguire è un delicato equilibrio tra l’implementazione di forme di produzione di energia pulita e la tutela del nostro tesoro agricolo e ambientale».