I capigruppo di Stefani Presidente e Lega-LV in Consiglio Veneto, Matteo Pressi e Riccardo Barbisan, e il presidente della Prima commissione dell’assemblea legislativa veneta, Andrea Tomaello (Stefani Presidente), hanno presentato oggi, a Venezia, nella sala stampa Oriana Fallaci di palazzo Ferro Fini, una Risoluzione sull’istituzione della Zona economica speciale nel Nord Italia, assieme al coordinamento politico interregionale a sostegno della proposta di legge statale in materia di Zes, con il promotore della legge, l’On. Riccardo Molinari, Presidente del Gruppo Lega – Salvini Premier della Camera dei Deputati, e con Alessandro Corbetta, consigliere regionale della Lombardia e presidente del gruppo Lega – Lega Lombarda Salvini, il collega Giovanni Malanchini, componente del Comitato europeo delle Regioni, e Fabrizio Ricca, consigliere regionale del Piemonte e presidente del gruppo Lega Salvini Piemonte.
“Per la sua morfologia interamente montana e per la sua collocazione geografica – ha ricordato il capogruppo Pressi – la provincia di Belluno è stata nel tempo oggetto di interventi legislativi specifici e settoriali da parte della Regione, sia sul piano amministrativo sia su quello del sostegno finanziario. C’è poi un tema di grande attualità, che riguarda anche i comuni dell’area di Portogruaro: la vicinanza con due Regioni a statuto speciale, che beneficiano di condizioni fiscali e normative più favorevoli per l’insediamento delle imprese, ma anche per il loro mantenimento sul territorio. La Zes, pur partendo dalla provincia di Belluno, interessa in realtà l’intero Veneto, comprende le catene logistiche che attraversano la nostra regione, interessata da tre dei nove corridoi logistici europei, i poli di Verona, Padova e Rovigo, la portualità veneziana, i 17 distretti industriali e manifatturieri e le aree di crisi semplice e complessa: in questo modo, in ognuna delle sette province del Veneto, c’è almeno una porzione del territorio provinciale che diventa Zona economica speciale. L’obiettivo è creare un regime giuridico e fiscale differenziato che ci consenta di mantenere l’attrattività del territorio e la capacità delle nostre imprese di produrre ricchezza. Non si tratta di una ricchezza fine a sé stessa. I nostri sistemi industriali e produttivi hanno saputo generare benessere economico, che ci permette di garantire servizi ai cittadini e, attraverso questi servizi, coesione sociale. È un processo che si è innescato nella nostra regione e che vogliamo preservare. La Zes è uno degli strumenti attraverso i quali, collaborando con lo Stato e con le altre Regioni del Nord, intendiamo raggiungere questo obiettivo”.
“Dal deposito del progetto di legge dell’onorevole Molinari si è discusso molto di questo tema in Veneto – ha ricordato il capogruppo Barbisan – anche insieme alle categorie economiche, che sentiamo sostenere la proposta. Mi fa particolarmente piacere perché è un progetto di legge che ho avuto modo di leggere e che parla molto di manifattura: per tanti anni siamo stati forse condizionati dall’idea che l’industria e la trasformazione potessero cedere il passo ai servizi e al turismo, come se l’Italia potesse vivere soltanto di questi settori. Questo progetto di legge rimette invece al centro la manifattura, un comparto nel quale l’Italia rappresenta la seconda realtà europea e il Veneto si è distinto per le sue eccellenze e per aver fatto scuola con il modello dei distretti industriali. I nostri distretti hanno costruito una parte fondamentale della ricchezza del territorio. C’è poi il tema della concorrenza con le Regioni a statuto speciale confinanti. I nostri imprenditori avvertono da decenni una condizione di svantaggio, che questa proposta può contribuire a colmare.Trovo particolarmente interessante anche l’ipotesi di riservare determinate agevolazioni fiscali sulle assunzioni a persone che lavorano sul territorio da almeno cinque anni, come previsto dal progetto di legge. Abbiamo certamente bisogno di lavoratori per le nostre industrie, ma anche di persone che scelgano il Veneto come luogo in cui vivere, lavorare, formarsi e costruire una famiglia, con un progetto di vita stabile. Questa iniziativa può inoltre offrire l’occasione per riportare al centro del dibattito due grandi questioni infrastrutturali del Veneto: la Valdastico Nord, sulla quale credo che il Consiglio regionale possa e debba porre l’accento, e il collegamento ferroviario Venezia-Monaco, un progetto al quale sono particolarmente legato e che merita di tornare nell’agenda politica regionale”.
“Per le Regioni a statuto ordinario – ha sottolineato il consigliere regionale del Piemonte, Ricca – è fondamentale poter competere ad armi pari, con regole omogenee rispetto ai territori che beneficiano di condizioni più favorevoli. In Piemonte ci confrontiamo con la Francia, dove il costo dell’energia per le imprese è molto più basso, con la Svizzera e con la Valle d’Aosta, che dispone di un sistema economico e normativo differente. Per una regione che esporta circa 60 miliardi di euro, è fondamentale poter competere alle stesse condizioni. E farlo insieme alle altre Regioni del Nord è ancora più importante: siamo la locomotiva economica del Paese e dobbiamo poter procedere alla stessa velocità, anche attraverso strumenti analoghi a quelli previsti per il Mezzogiorno. Rafforzare questa collaborazione significa dare nuova energia alle imprese e ai territori del Nord, con benefici per l’intera economia nazionale
“Per la Lombardia il tema è fondamentale – ha il consigliere regionale lombardo, Malanchini – perché siamo una regione con dieci milioni di abitanti e un Pil di circa 490 miliardi di euro, ma anche una realtà transfrontaliera che confina con la Svizzera: qui non esiste soltanto un divario nei costi energetici e fiscali, ma anche sul piano normativo: le regole che le nostre imprese devono rispettare non sono le stesse applicate oltreconfine. È importante che Lombardia, Veneto e Piemonte lavorino insieme: le nostre imprese collaborano quotidianamente e i nostri sistemi economici sono strettamente interconnessi”.
“La proposta di legge sulle Zes del Nord – ha spiegato l’onorevole Molinari – è stata presentata alla Camera la scorsa estate dopo un confronto anche all’interno del Consiglio federale della Lega e nasce dalla volontà di affrontare una disparità di trattamento che riguarda i territori settentrionali. Siamo favorevoli alle agevolazioni previste per il Mezzogiorno, ma oggi la Zes comprende tutto il Sud, mentre anche al Nord esistono aree di confine e territori in crisi industriale che hanno bisogno di sostegno. Pensiamo alla concorrenza con le Regioni a statuto speciale e con i Paesi confinanti, ma anche alle difficoltà di distretti produttivi che rischiano di essere penalizzati pur trovandosi in regioni economicamente forti. La nostra proposta non vuole trasformare tutto il Nord in una ZES, perché non sarebbe sostenibile, ma vuole estendere gli strumenti già previsti per il Mezzogiorno alle aree settentrionali che ne hanno effettivamente bisogno, dalle zone transfrontaliere a quelle interessate da crisi industriali semplici o complesse. I benefici sono essenzialmente tre: il primo è il credito d’imposta, che può arrivare a 100 milioni di euro per gli investimenti; il secondo riguarda le agevolazioni per le assunzioni a tempo indeterminato, con ulteriori incentivi per le imprese che investono e creano occupazione stabile nei territori interessati; il terzo comprende le misure che Regioni ed enti locali possono mettere in campo. Accanto agli incentivi economici c’è un elemento forse ancora più importante, la semplificazione burocratica: con lo Sportello unico digitale le imprese possono interfacciarsi con un solo soggetto, presso la Presidenza del Consiglio, per ottenere le autorizzazioni necessarie, con tempi ridotti e procedure più semplici. Abbiamo presentato questa proposta per aprire un confronto e portarla avanti concretamente. I primi segnali stanno arrivando: la presidente del Consiglio e il ministro Urso hanno iniziato a prospettare possibili risposte nella prossima legge di bilancio”.
