Venezia, 8 ottobre 2026 – “Ci sono luoghi che, anche a distanza di tanti anni, riescono a trasmettere tutta la drammaticità di ciò che è accaduto. Ho avuto occasione di visitare più volte la diga del Vajont e i territori colpiti dalla tragedia. Ogni volta è un’esperienza che lascia il segno. Anche per chi, come me, non era ancora nato nel 1963, è impossibile arrivare in quei luoghi senza percepire il dolore, la sofferenza e il peso di quanto accaduto. Ma soprattutto senza interrogarsi sulle cause e sulle responsabilità di una tragedia che poteva e doveva essere evitata”. Così Elisa De Berti (Lega – Liga Veneta), presidente della Seconda Commissione del Consiglio regionale del Veneto, alla vigilia del 63° anniversario della tragedia del Vajont. “Il 9 ottobre 1963, alle ore 22.39, circa 270 milioni di metri cubi di roccia si staccarono dal Monte Toc e precipitarono nel bacino artificiale del Vajont. L’enorme massa d’acqua sollevata dalla frana superò la diga e si abbatté sulla valle, spazzando via Longarone e colpendo duramente anche le comunità di Erto e Casso. In pochi istanti persero la vita 1.917 persone. Intere famiglie, bambini, donne e uomini che quella sera erano nelle proprie case, nella normalità della loro vita quotidiana, senza immaginare ciò che stava per accadere. Domani sera, alle 22.39, il nostro pensiero deve tornare proprio a quell’istante. A quelle vite spezzate, alle famiglie distrutte e a chi è sopravvissuto portando con sé, per tutta la vita, il dolore di quella notte. Ma ricordare il Vajont significa anche avere il coraggio di guardare alle cause di quella tragedia. Perché non fu soltanto la forza della natura a provocare il disastro. Ci furono rischi conosciuti, segnali sottovalutati e responsabilità umane. Ed è proprio questo che rende il Vajont una lezione che non possiamo permetterci di dimenticare. Chi ricopre un ruolo nelle istituzioni ha il dovere di ricordare che dietro ogni decisione, soprattutto quando riguarda il territorio, le infrastrutture e la sicurezza, ci sono le vite delle persone. La prevenzione, il rispetto dell’ambiente, l’ascolto dei territori e la valutazione dei rischi non possono mai essere considerati aspetti secondari. A 63 anni di distanza, il Vajont continua a parlarci. E ci ricorda che il progresso e la realizzazione delle grandi opere devono sempre andare di pari passo con la conoscenza, la prudenza e la responsabilità. Alle 22.39 di domani sera fermiamoci, anche solo per un momento, a ricordare quelle 1.917 persone. Non soltanto per rendere loro omaggio, ma per rinnovare un impegno che dobbiamo alle vittime, alle loro famiglie e alle generazioni future: fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità perché una tragedia come quella del Vajont non si ripeta mai più”, conclude Elisa De Berti (Lega – LV), Presidente Seconda Commissione.
