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Sanità – Semenzato (LN): «Ospedali veneziani, schede ospedaliere: posti letto non perduti, ma trasformati in ospedali di comunità. Venezia, Dolo e Mirano, programmazione che punta a qualità e sicurezza»
Pubblicato il 26 Marzo 2019

Venezia, 26 marzo 2019 – «Gli esponenti del Partito democratico parlano di declassamento dell’Ospedale civile di Venezia, di depotenziamento degli ospedali di Dolo e Mirano, di posti letto eliminati e di strutture “prosciugate”, ma non hanno idea di cosa stanno dicendo. La risposta a questa critica infondata  sta tutta nel rispetto del decreto ministeriale 70 del 2015 che impone 14.917 posti letto per acuti e 3.481 per la riabilitazione a livello regionale». Così Alberto Semenzato, consigliere regionale della Lega e membro della Quinta commissione consiliare competente in materia di Sanità, commenta le critiche alla dotazione ospedaliera disegnata dalla Giunta regionale del Veneto per le strutture di Dolo e Mirano.

«C’è spazio per qualche piccolo aggiustamento in Commissione  visto che nelle schede ospedaliere approvate pochi giorni fa dalla Giunta regionale sono stati impegnati 14.888 posti letto per gli acuti e 2.964 per la riabilitazione. Vorrei però ricordare che questi 169 posti letto non sono stati persi, come sostengono i consiglieri dell’opposizione, ma saranno recuperati con 139 posti nelle strutture intermedie, dedicate al ricovero temporaneo. Dobbiamo tenere infatti presente che le tecniche chirurgiche ormai sono cambiate, gli interventi sono sempre meno invasivi e quindi, più che di posti per i casi acuti, c’è bisogno di posti per la riabilitazione e la lungo-degenza. Si deve tener presente che questa nuova organizzazione è stata pensata per consentire un miglior servizio e maggior sicurezza ai pazienti.  La volontà non è quella di tagliare l’offerta ai cittadini, ma anzi quella di potenziarla. Al di là di quello che affermano alcuni comitati locali spesso strumentalizzati dai partiti di sinistra, gli ospedali in cui si svolgono più interventi sanitari sono quelli in cui i medici hanno più possibilità di “esercitarsi”, specializzarsi e quindi raggiungere un livello più elevato con meno rischi per l’incolumità del paziente, come dimostrano gli studi e le evidenze scientifiche nazionali e internazionali. D’altra parte se un cittadino ha bisogno di cure specializzate, come nel caso di tumori, si rivolgerà all’ospedale più vicino o a quello che ha un reparto di Oncologia migliore? I pazienti non vogliono la struttura sotto casa, ma quella più competente e sicura. Queste considerazioni – continua Semenzato – rispondono pienamente agli attacchi rivolti alle dotazioni previste per l’Ospedale civile di Venezia e gli ospedali di Dolo e Mirano. Per quanto riguarda il primo si è parlato, in modo del tutto erroneo, di “declassamento”. Non è assolutamente così: Venezia, tra centro storico e Lido, ha un bacino di utenti di circa 80mila persone, ben al di sotto del limite di 200mila fissato dal decreto ministeriale. Siamo consapevoli che la città ha una sua specificità e, proprio per questo motivo, i 300 posti letto previsti sono ben al di sopra di quelli fissati dalla legge che prevede un rapporto di 3 posti ogni mille abitanti per gli acuti. Non sono stati eliminati reparti e anzi sono stati confermati le peculiarità delle strutture di riferimento per l’artropatia gottosa e per il trapianto di cornea. C’è poi una puntualizzazione doverosa sugli ospedali di Dolo e Mirano e, in modo particolare, sul trasferimento del primario di Ginecologia e Ostetricia dalla prima struttura alla seconda. Un trasferimento motivato dal fatto che l’ospedale di Dolo è ben lontano dai 500 parti l’anno, mentre Mirano ne fa più del doppio. Come già spiegato, è d’obbligo puntare su una struttura che, avendo a disposizione una casistica maggiore, può raggiungere anche una maggiore specializzazione, soprattutto tenendo a mente la manciata di chilometri che separano i due ospedali. Infine – aggiunge il consigliere leghista – voglio rispondere a una critica personale: un comitato di Dolo mi ha accusato di essere campanilista e di favorire l’ospedale della mia cittadina, Mirano. Rispondo solo ricordando il caso di Cardiochirurgia: proprio per la mancanza di numeri nella struttura miranese, ero stato io stesso a dare parere favorevole al trasferimento del primariato a Mestre. Un caso, quindi, del tutto analogo a quello che stiamo vivendo in questi giorni con l’apicalità di Ginecologia e Ostetricia».