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Sanità – Boron (ZP): «A Padova un convegno per fare chiarezza, anche alla luce dell’autonomia, sul Piano Socio Sanitario Regionale 2019- 2023 e sul nuovo Policlinico Universitario cittadino»
Pubblicato il 1 Aprile 2019

Venezia, 1 aprile 2019 – Piano Socio Sanitario Regionale 2019 – 2023, Schede Ospedaliere e nuovo ospedale di Padova: questi gli importanti temi su cui si è discusso venerdì 29 marzo, a Padova, durante un convegno che ha visto, quali relatori, il Presidente della Commissione consiliare Sanità, Fabrizio Boron (ZP), Luca Coletto, Sottosegretario di Stato alla Salute ed ex Assessore della Regione del Veneto, l’attuale Assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin, e i tre Direttori Generali delle principali realtà sanitarie padovane, Luciano Flor (Azienda Ospedaliera), Giorgio Roberti (Istituto Oncologico Veneto) e Domenico Scibetta (Ulss 6 Euganea).

A margine dei lavori, questo il commento del Presidente della Commissione consiliare Sanità, Fabrizio Boron: «E’ stata una serata importante, per spiegare chiaramente le novità di un settore, quello della sanità, fondamentale per la vita dei cittadini veneti, per capire dove stiamo andando e come si trasformerà la sanità padovana e veneta alla luce delle nuove Schede Ospedaliere, che sono all’esame della Quinta Commissione. Quattro anni fa ho assunto la carica di Presidente della Commissione Sanità e oggi posso affermare, con grande orgoglio, da padovano, che la mia città è tornata a essere al centro del sistema sanitario veneto, grazie a investimenti importanti che riguardano in primis il nuovo Polo ospedaliero, ormai una certezza; il nuovo Policlinico Universitario sorgerà a Padova Est e sarà di alta specializzazione. E’ più o meno dal 1995, da quando muovevo i primi passi in politica, che si parlava di un nuovo ospedale nella città del Santo e ora è stata finalmente messa la parola fine, grazie soprattutto al lavoro e all’impegno del Governatore Zaia, dell’ex Assessore alla Sanità Coletto e dell’attuale Assessore, Lanzarin. Il nuovo Policlinico Universitario trasformerà la sanità padovana: l’Azienda Ospedaliera potrà programmare meglio il suo sviluppo, l’Ulss 6 Euganea, la più grande del Veneto, da Piove di Sacco a Schiavonia, da Cittadella a Camposampiero, potrà specializzarsi e rafforzarsi nei suoi presidi ospedalieri sul territorio provinciale, mentre lo IOV, centro di eccellenza assoluta per qualità delle cure erogate e per l’attività di ricerca all’avanguardia, si svilupperà ulteriormente. Padova è quindi sempre più al centro della sanità veneta, ospitando la sede di Azienda Zero, la centrale aggregativa del sistema sanitario dal punto di vista amministrativo. L’approvazione delle nuove Schede, spero entro Pasqua, segnerà la fine di un percorso iniziato nel 2016, con la Legge 19 di riforma della sanità veneta, e proseguito con l’approvazione, a dicembre 2018, del PSSR 2019- 2023. Le Schede Ospedaliere indicheranno quanti posti letto e quante apicalità ci dovranno essere, nel rispetto del DM 70/2015, che pone limiti precisi e che definisce le caratteristiche degli ospedali Hub e Spoke, e della programmazione sanitaria regionale».

«E voglio ribadire a chiare lettere – ha sottolineato il Presidente della Quinta Commissione consiliare – che l’ospedale Sant’Antonio non chiuderà dopo l’approvazione delle nuove Schede Ospedaliere. Mi impegno, il giorno dopo il voto delle Schede, a recarmi al Sant’Antonio per sottopormi a una visita in reparto, dimostrando così che nulla cambierà e che l’ospedale di via Facciolati continuerà a garantire ai cittadini padovani le stesse ottime risposte in termini di cure sanitarie. Ci sarà solo una trasformazione organizzativa dello stesso, che passerà in gestione all’Azienda Ospedaliera, e si rafforzerà grazie al connubio con l’Azienda, tramite i rapporti con l’Università e alla luce del nuovo Policlinico. Raccogliamo così la sfida di rispondere ai rinnovati bisogni assistenziali dei padovani per i prossimi 8- 10 anni, sviluppando al meglio i servizi sanitari nella città euganea. Il Giustiniani rimarrà l’ospedale dei padovani, con il suo Pronto Soccorso. Le nuove Schede Ospedaliere rappresentano in modo unitario quelli che sono i posti letto e le apicalità che prima facevano parte del Giustinianeo e del Sant’Antonio. Proporrò pertanto, per fugare ulteriormente ogni dubbio, il nuovo nome di ‘Polo di via Giustiniani – Sant’Antonio».

«Quanto all’autonomia – ha concluso Fabrizio Boron – il Veneto ha chiesto una delega importante in materia sanitaria e ciò è fondamentale per la salute dei cittadini veneti. Dico che i costi standard applicati in sanità potrebbero determinare per il nostro Paese un risparmio di circa 30 miliardi e che il Veneto avrebbe a disposizione oltre 1 miliardo di euro in più da destinare ai servizi sanitari sul territorio».

L’Assessore regionale alla Sanità e al Sociale, Manuela Lanzarin: «Il Piano Socio Sanitario 2019- 2023, approvato a dicembre dall’aula consiliare, dopo essere stato licenziato dalla Commissione Sanità, si pone in continuazione con la precedente programmazione sanitaria regionale, dato che non va a modificare le reti ospedaliere, gli Hub e gli Spoke, le reti cliniche e i centri di riferimento regionale, ma cerca di raccogliere le nuove sfide per la sanità, ovvero rispondere adeguatamente ai nuovi bisogni assistenziali. Innanzitutto, la presa in carico della cronicità: viviamo più a lungo ma anche con più patologie e quindi è necessario investire in questo campo. Poi, la non autosufficienza, che ha numeri importanti e che richiede un maggiore impegno. Ma la nuova programmazione sanitaria regionale è attenta a rafforzare il collegamento con il territorio, e già con la Legge n. 19/2016, che ha riformato la sanità veneta, abbiamo attribuito ai 26 Distretti che ci sono oggi in Veneto un ruolo importante e strategico sul territorio, di raccordo tra la parte sanitaria e quella territoriale».

«Quanto al nuovo ospedale di Padova – ha continuato l’Assessore – le Schede Ospedaliere evidenziano come il percorso sia stato ormai avviato e che porterà alla costruzione, a Padova Est, di un Polo della Salute ad alta direzione universitaria e di forte specializzazione, all’avanguardia, che sarà punto di riferimento per la sanità anche oltre i confini regionali. E il Giustinianeo continuerà a essere l’ospedale cittadino; voglio rassicurare i padovani: non perderanno il loro ospedale di riferimento e il Sant’Antonio continuerà ad avere le stesse funzioni, almeno fino alla costruzione del nuovo ospedale».

«E l’autonomia – ha concluso Manuela Lanzarin – porterà più assunzione di responsabilità e una maggiore possibilità di gestire, in modo diverso e più flessibile, le risorse che oggi abbiamo e i finanziamenti che arriveranno da Roma, per calibrare meglio investimenti e interventi sulle reali esigenze sanitarie espresse dai territori. Quando parliamo di autonomia pensiamo soprattutto al personale medico e infermieristico; oggi, di fronte alla drammatica carenza di medici, ben vengano tutti gli accorgimenti per reclutare più personale e che potranno rientrare nel pacchetto dell’autonomia rafforzata. La sanità veneta continuerà ad essere di eccellenza, forte della sua peculiarità, ovvero la forte integrazione tra parte sanitaria e sociale e la nuova programmazione rafforzerà questo felice connubio».

Il Sottosegretario alla Salute, Luca Coletto: «I Veneti, con il Referendum del 22 ottobre 2017, si sono chiaramente espressi a favore dell’autonomia e noi abbiamo l’obbligo di dargliela, ma sono fiducioso, a Roma interviene spesso il nostro Governatore Luca Zaia, che in questo senso è un vero ‘mastino’. Autonomia vuole dire attuare una gestione responsabile dei soldi dei contribuenti per migliorare la sanità veneta e, una volta portata a casa, non ci saranno più scuse, per nessuno. Tengo a chiarire che autonomia non vuol dire lasciare indietro nessuno, ma solo migliorare la nostra programmazione sanitaria e garantire una maggiore innovazione, che è fondamentale per vincere le nuove sfide della salute. D’altra parte, il ‘regionalismo’ fu già scritto dai Padri Costituenti, anche se è stato attuato solo a partire dal 1970; la Regione, in campo sanitario, agisce con una certa autonomia ma ora è necessario fare uno scatto in avanti, soprattutto per fare fronte alla drammatica carenza di medici, ce ne mancano circa 1300; dobbiamo poter programmare il numero di personale medico e, in accordo con le Università, degli specializzandi. Ricordo che già con l’articolo 22 del Patto della Salute del 2014 avevamo evidenziato il grave problema della carenza di medici e della necessità di una specialità parallela a quella dell’Università e del MIUR, fatta in reparto. Non possiamo permetterci di pagare 120 mila euro per la formazione di un medico e poi farcelo scippare dalla Germania e dall’Europa. Giusto lo sblocco di assunzioni, giusto ricorrere, in caso di assoluta emergenza, al reclutamento dei medici in pensione, come ha fatto l’Assessore Lanzarin con apposita DGR, ma dobbiamo cercare anche di incentivare i medici a rimanere in servizio posticipando la pensione. Il lavoro fatto è stato assolutamente importante e lo dimostra il riconoscimento al Veneto di regione benchmark in ordine ai LEA».

La serata è stata chiusa dagli interventi dei tre Direttori Generali che hanno spiegato, in modo tecnico, i numeri contenuti nelle nuove Schede Ospedaliere e la ‘filosofia’ a cui esse sono ispirate, tenendo conto della nuova programmazione sanitaria per i prossimi cinque anni. Alcune certezze: la nuova Pediatria di Padova sarà un progetto all’avanguardia, lo IOV resterà nella città del Santo, si rafforzerà e continuerà ad essere centro di eccellenza per prestazioni sanitarie oncologiche e per la ricerca, mentre l’Ulss 6 Euganea manterrà il primato tra le Ulss del Veneto.