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Referendum, Barbisan (Lega – LV), Pressi (Stefani Presidente): “Il voto referendario certifica quanto il nostro sistema politico – istituzionale sia bloccato”
Pubblicato il 24 Marzo 2026

Venezia, 24 marzo 2026 – “Il voto referendario di domenica e lunedì sulla riforma della giustizia ha certificato ancora una volta quanto il nostro sistema politico – istituzionale sia bloccato. Le riforme costituzionali si possono fare solo con un voto parlamentare ampio, che coinvolga maggioranza e opposizione, o mediante conferma referendaria. Ma per l’ennesima volta si è voluti scadere nelle tifoserie da stadio. Il Parlamento, oggi, si è rivelato essere uno stadio dove si fronteggiano squadre avversarie che hanno reso impossibile qualsiasi convergenza talvolta anche a forzature e distorsioni del dibattito pubblico”. Lo scrivono in concerto Riccardo Barbisan e Matteo Pressi, rispettivamente capigruppo di Lega – LV e lista Stefani Presidente in Consiglio regionale del Veneto. “Se la maggioranza (qualunque essa sia) riesce comunque ad approvare una riforma, l’opposizione ricorre a qualunque mezzo – comprese le menzogne – per vanificare il tutto tramite un referendum. In un mondo che corre velocissimo, noi siamo come Penelope: disfiamo di notte quello che costruiamo di giorno. Ma il risultato del referendum sulla riforma della giustizia impone una riflessione più ampia e non più rinviabile. Al centro del dibattito pubblico deve tornare con forza una questione strutturale che da troppo tempo caratterizza il nostro Paese: il rapporto tra territori. I dati e le dinamiche emerse confermano infatti una differenza ormai sistematica, e per molti aspetti storica, nelle visioni, nelle priorità e nelle valutazioni politiche tra diverse aree dell’Italia”, continuano nella riflessione Barbisan (Lega – LV) e Pressi (Stefani Presidente”. “Non si tratta di un fenomeno episodico, né limitato a questa specifica consultazione. È piuttosto l’espressione di una frattura profonda che attraversa il Paese e che riguarda il modo stesso in cui i cittadini percepiscono le istituzioni, la giustizia e il ruolo dello Stato. E per affrontare nuove riflessioni è necessario analizzare l’esito del vito referendario a Nord Est e comunque nel Nord. Il voto, d’altronde, ha certificato quanto il nostro sistema politico-istituzionale sia oggi bloccato. Le riforme costituzionali si possono realizzare solo attraverso un ampio consenso parlamentare, che coinvolga maggioranza e opposizione, oppure mediante una conferma referendaria capace di consolidarne la legittimità. Il Parlamento, pertanto, come già sottolineato, appare sempre più come un’arena in cui si fronteggiano squadre avversarie, rendendo di fatto impossibile qualsiasi convergenza. Ignorare questa realtà significherebbe continuare a costruire politiche pubbliche astratte, incapaci di rispondere in modo efficace alle esigenze concrete dei territori. Al contrario, è necessario riconoscere queste differenze e trasformarle in un punto di partenza per un confronto serio, pragmatico e rispettoso delle specificità locali”, concludono Barbisan (Lega – LV) e Pressi (Stefani Presidente).