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Politica – Montagnoli (LN), Finco (LN), Rizzotto (ZP): “Omotransfobia, sostegno alla CEI per dire no ad una legge che uccide la libertà”
Pubblicato il 26 Giugno 2020

Venezia, 26 giugno 2020 – “La Regione sostenga la posizione della CEI sulla legge contro l’omotransfobia”. Lo chiedono i consiglieri regionali Alessandro Montagnoli (Lega), Nicola Finco (Capogruppo Lega) e Silvia Rizzotto (Capogruppo Zaia Presidente), che hanno presentato una mozione per impegnare la Regione del Veneto a manifestare il proprio dissenso nei confronti della legge in discussione nella Commissione Giustizia della Camera.

“Il testo della proposta di legge sull’omotransfobia vuole estendere i reati d’odio, già puniti dal Codice penale, anche all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Se approvate, queste norme liberticide porterebbero a condannare semplici manifestazioni di adesione e sostegno alla vita di coppia e al sacramento del matrimonio centrati sul binomio uomo-donna”, affermano i firmatari della mozione.

Secondo i consiglieri regionali “ogni individuo deve essere tutelato, a prescindere da etnie, confessioni religiose, ideologie od orientamento sessuale. Allo stesso tempo va però tutelata anche la libertà di espressione e di manifestazione del pensiero, garantiti dalla Costituzione. Questa legge alimenterebbe un clima intimidatorio che non trova giustificazione di essere. Attualmente nel nostro ordinamento giuridico sono già presenti norme che tutelano la dignità e il decoro delle persone e la loro integrità fisica e psicologica. Norme che sono state applicate anche nei casi relativi ad aggressioni nei confronti di persone omosessuali”.

I tre consiglieri evidenziano infine che esistono “presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio. Non c’è pertanto un vuoto normativo o lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni. Si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione. Per esempio, verrebbe sottoposti a procedimento penale chi ritiene che la famiglia per essere tale esiga un papà e una mamma. Sarebbe davvero inaccettabile. Per questo è importante che la Regione del Veneto manifesti presso la Camera e la Commissione Giustizia tutto il proprio dissenso”.