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Pan (Lega-LV): “Nei luoghi pubblici e nelle scuole non si va con il volto coperto, una risoluzione per garantire la sicurezza dei cittadini”
Pubblicato il 2 Settembre 2025

Venezia, 2 settembre 2025 – “Nei luoghi ed edifici pubblici del Veneto, così come nelle scuole, non si può entrare con il burqa o il niqab. Chiediamo, pertanto, e con rinnovato vigore, che venga approvata una legge nazionale per concretizzare questo divieto, sul modello di quanto attuato da numerosi stati europei. Il riconoscimento di una persona in determinati contesti costituisce un principio cardine della democrazia, come pure la continuazione dei dettami dello stesso ordinamento italiano. Cosa che certi veli integrali (o quasi) impediscono, proprio come i passamontagna o i caschi. Ma democrazia significa soprattutto garantire la sicurezza per tutti i cittadini”.  Così Giuseppe Pan, capogruppo della lista Lega per Salvini Premier in Consiglio regionale, introduce la risoluzione di cui è primo firmatario.

“Oltre all’elaborazione delle dovute norme, chiediamo al Parlamento e al Governo di monitorare l’applicazione del futuro provvedimento -continua Pan-. Tutto questo non diminuirà, anzi accompagnerà il processo di integrazione: se è vero che la libertà religiosa è un presupposto fondamentale di ogni ordinamento democratico, il suo esercizio non può prescindere dall’adeguamento dei valori dello stato ospitante; in primis, se questo principio consiste nella sicurezza di tutti i suoi cittadini. Di fatto, è quanto hanno già attivato all’interno del proprio territorio numerosi stati europei: il Belgio e la Francia già nel 2011; la Bulgaria dal 2016 e l’Austria dall’anno successivo; nei Paesi Bassi dal 2019; la Svizzera dal 2021, addirittura con un referendum popolare; per non parlare di realtà come la Danimarca, che voleva aggiungere restrizioni ai divieti introdotti nel 2018 con tanto di sanzioni pecuniarie; o, ancora, di Germania, Norvegia e Svezia che si sono concentrate negli ambienti scolastici”.

Conclude il consigliere: “È chiaro che i futuri divieti dovranno essere implementati in modo equo e proporzionato, senza discriminazioni, ed effettivamente giustificati da motivi di tutela dell’ordine pubblico. Una legge che disciplini tutto questo -e magari includa anche la copertura del capo con i vari khimar, jilbab e chador- non può più essere rinviata”.  \