Cookie Consent by FreePrivacyPolicy.com
PROGRAMMA POLITICO
Torna alle news
Moschea Mestre, Conte (Lega): “No a progetti faraonici. Prima di parlare di culti, si discuta di reciprocità e trasparenza sui fondi”
Pubblicato il 27 Agosto 2026

“Nessun passo indietro sulla maxi moschea di Mestre: la linea della fermezza e del buonsenso portata avanti dal sindaco Venturini è l’unica via possibile per tutelare il nostro territorio. Urgente chiarire chi finanzia queste operazioni per islamizzare l’Italia”.

Lo dichiara in una nota Rosanna Conte, consigliere regionale del Veneto, esprimendo netta contrarietà all’ipotesi di realizzare un mega centro islamico da 20 milioni di euro in via Giustizia.”Siamo di fronte a un progetto faraonico, totalmente incompatibile con il tessuto urbanistico e sociale della nostra terraferma. Davanti a cifre così esorbitanti, la prima esigenza assoluta è la chiarezza: per questo motivo ho già depositato una formale richiesta in Quarta Commissione consiliare per convocare e sentire i Prefetti competenti.
Chi finanzia queste operazioni?
Questi luoghi diventano centri di preghiera o covi di proselitismo?
I cittadini hanno il diritto di sapere da dove arrivano questi capitali e chi c’è davvero dietro a questo investimento”.Conte solleva poi una questione di reciprocità religiosa: “Prima ancora di iniziare a discutere dell’apertura di mega moschee in Italia, vogliamo affrontare seriamente il tema della reciprocità. I mussulmani sono una tra le poche confessioni religiose che non hanno stipulato accordi con lo Stato italiano proprio perché fanno fatica a recepire alcuni nostri dettami costituzionali in ordine alle libertà civili e personali soprattuto delle donne. Com’è possibile che si pretenda la massima libertà di edificare centri di culto monumentali da noi, quando nei Paesi arabi le chiese sono tabù?
Per non dire dei cristiani che sono perseguitati e trucidati. I diritti e il rispetto non possono essere a senso unico”.”Le minacce di sciopero generale
sono inaccettabili e confermano la totale mancanza di volontà di integrazione civile.
Non ci faremo ricattare. L’integrazione passa per il rispetto delle nostre leggi, della trasparenza, dei diritti delle donne e della nostra cultura, non attraverso l’imposizione del Corano”, conclude il consigliere regionale