Venezia, 30 giugno 2026 – “Negare il termine femminicidio significa negare la specificità di un reato che nasce dall’odio, dal controllo e dalla discriminazione nei confronti delle donne. E significa, soprattutto, mettere in discussione tutto l’impianto di prevenzione e tutela costruito negli anni per proteggere le vittime e i loro figli”. Lo afferma Morena Martini (Stefani Presidente), consigliera regionale, intervenendo in Consiglio regionale durante il dibattito sulla relazione dell’Osservatorio regionale sulla violenza contro le donne. “Le parole hanno un peso e producono conseguenze concrete – sottolinea Morena Martini (Stefani Presidente) –. Così come esiste il reato di mafia perché riconosce caratteristiche specifiche di un fenomeno criminale, allo stesso modo il riconoscimento del femminicidio consente di intervenire con strumenti mirati e adeguati. Ridurre tutto a un generico omicidio significa cancellare la natura di una violenza che colpisce le donne proprio in quanto donne. Desidero ricordare come il riconoscimento della specificità del femminicidio abbia consentito negli anni di rafforzare misure fondamentali di prevenzione e protezione, dal Codice Rosso agli strumenti cautelari come il braccialetto elettronico, fino alle tutele economiche e lavorative per favorire l’autonomia delle vittime, al Reddito di libertà, alle misure dedicate agli orfani di femminicidio e alla sospensione della responsabilità genitoriale dell’autore del reato. Non si tratta di privilegi, ma di risposte concrete a una forma di violenza che presenta caratteristiche precise e che richiede strumenti altrettanto specifici. Non condivido le affermazioni del consigliere Stefano Valdegamberi sulle relazioni omosessuali, che le definisce «espressione di una profonda mancanza di conoscenza della realtà affettiva delle coppie dello stesso sesso» e ribadisco che «non possono trovare spazio stereotipi che attribuiscono ruoli di dominanza sulla base di schemi culturali superati». Sul tema dell’educazione affettiva nelle scuole, ricordo la mia esperienza di docente. Ho sempre sostenuto i percorsi di educazione affettiva perché rappresentano uno strumento fondamentale di prevenzione della violenza e delle discriminazioni. Allo stesso tempo ritengo corretto che tali percorsi siano condivisi con le famiglie, in un rapporto di trasparenza e collaborazione educativa. Scuola e famiglia devono essere alleate nella crescita dei ragazzi”. Morena Martini ha inoltre ricordato un episodio vissuto durante la propria attività di insegnante, quando uno studente omosessuale si vide erroneamente definire l’omosessualità come una scelta: “L’orientamento sessuale non è una scelta. È dovere delle istituzioni e di chi opera nell’educazione contrastare ogni forma di discriminazione e contribuire a costruire una cultura fondata sul rispetto della persona. Ribadisco la necessità di mantenere alta l’attenzione sul contrasto alla violenza di genere. Difendere il significato del termine femminicidio significa difendere le donne, le famiglie e tutti quegli strumenti che negli anni hanno permesso di salvare vite e offrire protezione a chi trova il coraggio di denunciare”, conclude Morena Martini (Stefani Presidente), consigliera regionale.
