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Carceri, Maino (Lega – LV): “La sinistra per le carceri aperte e l’abolizione delle manette ma dimentica gli agenti di polizia penitenziaria”
Pubblicato il 16 Settembre 2025

Venezia, 16 settembre 2025 – “Oggi una lunga discussione in aula consiliare a Palazzo Ferro Fini sul tema delle carceri. Rimango basita da affermazioni dei colleghi dell’opposizione come “il concetto di carcere va progressivamente superato”. Tengo a precisare che il Governo, attraverso una serie di misure importanti sta attuando numerose politiche di rieducazione. Ma soprattutto ogni tanto sarebbe bene anche parlare di diritti della Polizia penitenziaria. Ricordo che gli agenti di Polizia Penitenziaria non sono educatori ma svolgono un lavoro ad altissimo rischio, che li porta a vivere a contatto con le sofferenze in prima persona. Conosco bene la realtà del carcere Del Papa di Vicenza. Nel 2020 a Vicenza abbiamo nella struttura carceraria ben 1.176 eventi critici (sommosse, risse, ferimenti e aggressioni) che hanno causato 17 aggressioni al personale, 27 agenti con prognosi, pari a 123 giorni di prognosi solo per l’anno 2020. Il 2022 comincia con due aggressioni importanti causate da un immigrato che arrivava da Trieste, definito “detenuto di difficile adattamento”, recidivo, costringendo alcuni agenti a rivolgersi al Pronto Soccorso con conseguente prognosi di diversi giorni. Tra gennaio 2022 e gennaio 2023, solo a Vicenza abbiamo 80 danneggiamenti, con celle bruciate in più di una occasione, 92 violazioni delle norme penali, 180 episodi di autolesionismo. Il 2025 comincia ancora male, con un detenuto che da fuoco a una cella e quattro agenti ustionati con un’intossicazione grave”. Dati forniti durante la discussione odierna in Consiglio regionale del Veneto sulla questione carceraria, da parte di Silvia Maino, consigliere vicentino di Lega – LV. “Gli agenti di Polizia Penitenziaria, ribadisco, non sono educatori, e svolgono un lavoro ad altissimo rischio, che porta quindi a burnout, porta ad avere contatto pressoché quotidiano con le sofferenze e le difficoltà che hanno le persone che sono in carcere. Guadagnano 1.200 euro al mese, svolgono un lavoro di grande impegno e purtroppo registriamo aumenti del numero di suicidi anche fra gli Agenti stessi. E decisamente con numeri molto più alti che in tutte le altre Forze dell’ordine. Ma desidero anche sottolineare che a favore dei carcerati ci si sta impegnando notevolmente sul fronte del lavoro. Il 98% di chi svolge attività lavorativa poi non delinque. Oggi abbiamo 21.000 detenuti che lavorano, pari al 34,3% della popolazione carceraria, lavorano spesso nel DAP e in aziende. E per le aziende che assumono detenuti sono state potenziate le agevolazioni fiscali: lo dicono i dati, ovvero da 519 aziende che nel 2023 hanno assunto detenuti, si è passati a 730 nel 2024 con un aumento del 40%. È stato inoltre istituito un Commissario straordinario per l’edilizia carceraria. È stato inoltre creato un elenco nazionale che permette ai detenuti privi di domicilio di essere accolti, implementando le occupazioni pari ad un terzo. Quindi c’è un terzo di detenuti in più che stanno lavorando. I dati parlano chiaro e il Piano recidiva zero ha dato questi risultati. Qualcuno nell’aula consiliare ha sollevato il problema relativo alle manette, quando un detenuto viene ricoverato in ospedale o vi entra per degli esami.  Ho sentito dichiarazioni pesanti: “vengono trasportati in camionette molto piccole, vengono tenuti, ammanettati, quando vengono portati in ospedale…. Si sentono stigmatizzati, hanno paura, faticano a farsi vedere con le manette mentre entrano a fare una visita perché si vergognano”. Capisco la vergogna di chi entra in ospedale consapevole di aver commesso reati. Per contro io ribadisco invece che le manette vengono messe per la sicurezza di tutti noi, dei pazienti e del personale sanitario. Ricordo che ci sono persone che sono state incriminate per reati gravissimi e vengono tutte curate dal nostro sistema nazionale sanitario. Devono essere assolutamente messi in sicurezza ribadisco, sia per la tutela dei cittadini stessi che del personale sanitario e quando accedono nelle strutture sanitarie seguono un percorso ad hoc. E termino ribadendo nuovamente che quando parliamo di carceri come luogo di diritto ci tengo a sottolineare che è necessario parlare prima dei diritti della Polizia penitenziaria”, conclude Silvia Maino, consigliere regionale vicentino di Lega – LV.