Venezia, 26 febbraio 2025 – «Ancora una volta, il Veneto è al top in Italia per le cure sanitarie. E a certificarlo sono le pagelle del ministero della Salute che, come ogni anno, ha analizzato l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza. Il quadro che ne esce fuori è quello di un Veneto che è l’unica regione, in tutta Italia, ad essere tra i primi tre posti in ognuna delle tre aree principali dell’assistenza, quella ospedaliera, quella della prevenzione e quella del distretto-territorio. Un report, quindi, che mette nero su bianco la qualità del servizio offerto ai pazienti veneti e non solo». A dirlo è Sonia Brescacin (Intergruppo Lega – Liga Veneta), presidente della Quinta commissione consiliare.
«In base ai risultati elaborati dal ministero, attraverso il Nuovo sistema di garanzia (NSG) che analizza qualità e quantità dei Lea, per l’anno 2023 il Veneto è risultato terzo, con 94 punti su 100, per quanto riguarda l’area ospedaliera, a fronte di una media italiana di 79, primo a parimerito con la provincia di Trento, con 98 punti su 100 (media italiana 74), per l’area della prevenzione, e di nuovo primo, con 96 punti su 100, per l’area distrettuale (media italiana 72). Nonostante, quindi, le costanti e vuote polemiche sollevate dalle opposizioni, e nonostante gli oggettivi e annosi problemi comuni a tutto il territorio nazionale, primo fra tutti quello della carenza di personale sanitario, il Veneto mantiene una grande attrattività. La rete ospedaliera, infatti, è estremamente capillare e, grazie a importanti investimenti per l’implementazione delle tecnologie, anche i piccoli ospedali, affiancati dagli ospedali hub e spoke, consentono un accesso alle cure di pari livello in tutta la regione. Che la prevenzione funzioni, lo dimostra il fatto che il Veneto, forte di quanto imparato dal Covid, è la prima regione ad aver implementato un programma di Simex, Simulation Exercise, per testare e migliorare la capacità di risposta del sistema sanitario in caso di nuove pandemie. Oggi l’attenzione è concentrata sullo sviluppo della medicina di prossimità, con un importante piano di investimenti con fondi del PNRR a cui si aggiungono risorse regionali. Tutto questo, è sempre bene ricordare, senza toccare le addizionali IRPEF, IRAP e il bollo auto, come hanno fatto in Emilia-Romagna, e senza comunque rischiare il disequilibrio economico. Se abbiamo confermato questi risultati, il merito è indubbiamente del grande lavoro di squadra dei direttori generali, dei dirigenti medici, degli infermieri e di tutte le professioni sanitarie, degli OSS, dei tecnici e degli amministrativi che continuano a credere e a lavorare per la sanità pubblica».
