Venezia, 8 luglio 2025 – «Promuovere l’integrazione di pratiche agricole con servizi sociali e socio-sanitari, offrendo così opportunità di lavoro, favorendo l’inclusione di persone in situazioni di svantaggio sociale, e permettendo una riabilitazione o un recupero sociale: è lo scopo dell’agricoltura sociale, un progetto riconosciuto dalla Regione del Veneto che, attraverso l’impiego delle risorse agricole, offre supporto sociale, sanitario ed educativo alle comunità locali e alle persone con disagi fisici, psichici, o esposte al rischio di esclusione sociale, ma anche a detenuti ed ex detenuti e tossicodipendenti in fase di riabilitazione. Il Veneto è stato tra le prime regioni a disciplinare, con la legge n. 14 del 2013, queste attività, ben prima della normativa statale che è arrivata due anni dopo. E oggi, con la legge approvata dal Consiglio regionale, andiamo ad aggiornare questa normativa, adattandola alle esigenze attuali sulla base di più di 10 anni di esperienza. Per arrivare a questo testo, c’è stato un lungo confronto con le opposizioni, i tecnici della Giunta e gli assessori. Ed è proprio agli assessori Lanzarin e Caner, come a tutto il personale coinvolto, che va il mio ringraziamento per il lavoro svolto». Sonia Brescacin (Intergruppo Lega – Liga Veneta), presidente della Quinta commissione consiliare e primo firmatario della legge “Modifiche e integrazioni alla legge regionale 28 giugno 2013 n. 14 – Disposizioni in materia di agricoltura sociale”, presenta così il testo approvato oggi dall’aula consiliare.
«La legge approvata oggi – continua Brescacin – vuole valorizzare sempre di più il settore cooperativo, ma anche la figura dell’imprenditore agricolo, ampliando e consolidando la gamma dei servizi erogabili nelle fattorie sociali, facendo emergere il potenziale enorme dell’agricoltura sociale e permettendo alle imprese agricole di inserirsi nell’ambito del welfare territoriali. Le fattorie sociali rappresentano effettivamente una innovazione, una vera alternativa all’offerta per le persone più fragili, vulnerabili, con disturbi psichici o in condizione di disabilità, oppure legati alle dipendenze, detenuti o ex detenuti. I benefici sono molteplici: il contatto con la natura, lo stare all’aria aperta, il poter imparare acquisire competenze e professionalità da poter sfruttare nel mondo del lavoro, al momento del ritorno alla quotidianità. Le modifiche introdotte arrivano dopo un lungo e proficuo confronto con le associazioni di categoria dell’agricoltura e il mondo della cooperazione sociale, i cui rappresentanti sono stati auditi in Commissione dove hanno potuto descrivere il loro lavoro e presentare le loro esigenze. Viene inoltre dato un ruolo più tecnico alla Giunta regionale: se prima esisteva un Osservatorio dell’agricoltura sociale, ora viene istituito un tavolo tecnico regionale per l’agricoltura sociale che esprimerà pareri rispetto alle normative successive riguardanti le attività dell’agricoltura sociale».
«In un’ottica di sburocratizzazione, poi – spiega ancora la presidente della Quinta commissione -, si vogliono facilitare le imprese, semplificando la procedura di avvio dell’attività e introducendo la semplice SCIA al Comune, uniformandosi alla normativa dell’agriturismo e delle fattorie didattiche. Per l’attuazione di questa norma, la legge prevede lo stanziamento di 200mila euro per ciascuna delle annualità dal 2025 al 2027. Un investimento sostanzioso che permetterà di mettere in evidenza il potenziale dell’agricoltura sociale. Le fattorie sociali permetteranno di sperimentare nuove modalità di presa in carico di persone fragili anche in un’ottica di co-programmazione e co-progettazione, all’interno della programmazione sociosanitaria regionale e locale dei piani di zona».
